martedì 1 marzo 2016

a cena con gli amici

Spesso mi capita di sentire, da quei miei pazienti che hanno l'esigenza di trovare una condotta alimentare adeguata a scopo dimagrante, la seguente necessità che diviene, quasi sempre, difficoltà o problema preclusivo a mantenere il programma iniziato:

"spesso ho amici a casa: devo preparare io la cena, e non so come fare a preparare un menù che sia allo stesso tempo "giusto", e tale cioè da non farmi deviare dal mio programma alimentare, e contestualmente soddisfacente e appetitoso per tutti".

Chi ormai mi conosce sa che una delle priorità che io predico è godere del cibo, cosa che comprende spesso, godere della condivisione e del piacere di stare in compagnia. Ecco allora tre esempi di menù, facili da fare, sicuramente capaci di soddisfare anche i palati più fini, siano questi amanti del pesce, della carne, o vegetariani, e che permettano alla padrona di casa di fare bella figura, e di partecipare con soddisfazione e senza...sensi di colpa. E, se sapete organizzarvi bene, al massimo in due ore e mezza avrete pronta una cena...da leccarsi i baffi!
Buon appetito!

Menù 1
antipasto : scampi all'arancia e code di scampo spadellati con curcuma e semi di sesamo
prima portata: vellutata di porro con capesante ridotte
secondo piatto: pesce all'acqua pazza
contorno: cavoletti di bruxelles piccanti







Menù 2.
antipasto: spiedino di prugne denocciolate avvolte in pancetta
prima portata: vellutata di zucca
seconda portata: involtini di verza ripieni di ragù bianco di vitello e funghi
oppure polpette al curry
contorno: cuori di carciofo saltati con patate

Menù 3.
antipasto: tortini di zucca sfornati
pasto completo: ricottina "all'occhio" su passata di fagioli azuky tiepida

Dessert.
a scelta tra:
Ricotta dolce profumata al limone e cannella su letto di crumble di amaretti
Macedonia pazza
Scelta di fondenti





Nei prossimi post le ricette!

martedì 26 gennaio 2016

l'infiammazione (anche su base "alimentare") all'origine delle malattie?

Ormai anche i "non addetti ai lavori" hanno sentito, per una via o per un altra, che l'infiammazione rappresenta un fattore scatenante, promuovente e favorente l'insorgenza delle malattie. Di tutte le malattie, che riguardano:
- il sistema nervoso: sia della sfera cognitiva (demenza, alterazioni del comportamento),  sia di quella nervoso motoria su base autoimmunitaria ( sclerosi multipla per esempio)
-quello osteoarticolare: con precoci fenomeni di osteoporosi, o di situazioni invalidanti e dolorose associate alla presenza di fatti artrosici o artritici
-quello cellulare in generale, come accade nell'origine della malattia tumorale
-quello legato alle mucose in generale: affezioni recidivanti delle vie respiratorie, delle vie intestinali, o di quelli urinarie
-il sistema metabolico: ossia quel complesso sistema costituito da ormoni, e proteine e enzimi prodotti da diversi distretti del nostro organismo, capace di indurre, quando in "tilt", situazioni di obesità e/o malnutrizione, diabete mellito, ipercolesterolemia e situazioni conseguenti legati al distretto cardiovascolare per esempio (ipertensione, angina e infarto miocardico, ictus etc).

Per fare chiarezza però è importante ricordare che per infiammazione, non si intende quella acuta che rappresenta, come quasi tutte le espressioni reattive e temporanee del nostro organismo, una risposta efficace e per lo più benefica, insorta per difenderci (come quando ci facciamo una ferita e il sistema immunitario viene attivato per permettere una cicatrizzazione e quindi una guarigione). Con questo termine si definisce invece una situazione subdola, cronica, fuori controllo e ormai "afinalistica"  che ha perso cioè il potere protettivo ma, anzi, produce danno. Riguardando principalmente il sistema o l'organo per cui quell'organismo è maggiormente predisposto.
Questo concetto sta così alla base dell'interpretazione dell'origine delle malattie o, se siamo "più fortunati" dell'invecchiamento precoce, e viene studiato attualmente in quasi tutti i campi della medicina. Soprattutto nelle moderna "scienza della alimentazione" o Nutraceutica.
In questo nuovo campo scientifico si intende cioè esplorare e studiare, le capacità proprie di un determinato alimento, di favorire il processo infiammatorio o addirittura di sfavorirlo e prevenirlo.

E' possibile cioè che il cibo, quello che noi mangiamo quotidianamente, abbia il potere di farci ammalare o di porre un contributo efficace alla guarigione?

E' proprio così!
Questo è dovuto principalmente al fatto che il cibo che mangiamo ora, NON È, il cibo che noi si mangiava un tempo: troppo sofisticato, troppo "perfetto" visivamente e per la sua necessità di durata.

E questo corrisponde:

1.al fatto che noi, assieme al nutrimento originale, assumiamo altre sostanze che non "ci servono": additivi, edulcoranti, sofisticatori del colore e del sapore nell'eventualità più "aggressiva", oppure altre sostanze che possono mimare nutrienti o micronutrienti stessi, ma che magari nulla hanno a che fare con il cibo che in quel momento stiamo mettendo in bocca (per esempio il glucosio usato per amalgamare alcuni tipi di carne, oppure la gelatina animale per addensare alcuni latti o formaggi, oppure il glutine aggiunto a una farina o a un prodotto che ne deriva), con lo stesso scopo di rendere più "attraente" il cibo che stiamo per scegliere!
2. la maggior parte delle volte, con il cibo che scegliamo, non assumiamo anche le sostanze benefiche di cui quell'alimento in origine era apportatore, perchè perse nei processi di sofisticazione e raffinazione.

Il risultato è potenzialmente proprio triste: spesso una MALNUTRIZIONE  più o meno selettiva (paradossalmente anche in situazioni di sovrappeso o di obesità, o comunque in malattie da situazioni carenziali vitaminiche o proteiche) e, appunto , uno stato di infiammazione subdolo e cronico.
Che nelle prime fasi può darci sintomi come alterazione della capacità di concentrazione, o della lucidità mentale o dell'umore; oppure situazioni di disagio o difficoltà digestive, oppure situazioni dolorose, come a carico delle articolazioni, o della sfera emicranica, oppure portare all'insorgenza di situazione allergiche o di difetto del sistema immunitario (infezioni ricorrenti etc).

...e allora come si fà a non sentirsi persi alla deriva, o scoraggiarsi o estremizzare un approccio alimentare che può risultare comunque sbagliato ? (perchè troppo selettivo per quella persona, come nel caso di una, per altro del tutto comprensibile, scelta di alimentazione vegetariana non accompagnata però, ad una adeguata cultura delle fonti proteiche e chi si associ invece, a un eccessivo ed esclusivo introito di derivati del latte, con conseguente disturbi del metabolismo osseo, tiroideo o intestinale)?

La soluzione per fortuna esiste: può essere un pò complicata (perchè complessa) per chi l'ha studiata e continua a studiarla (per l'infinita fonte di spunti e di ricerca sugli alimenti e sulle loro caratteristiche), ma di fatto, risulta facile e facilmente applicabile alla quotidianità.

Già le culture e tradizioni antiche, contrariamente alla nostra occidentale, forse più attente e rispettose dei prodotti della terra e dei loro effetti sul nostro organismo, ci insegnavano in modo del tutto empirico, l'importanza qualitativa di un alimento, il momento giusto della giornata per mangiarlo, le combinazioni più idonee di questo con un altro (per esempio nella tradizione della medicina cinese o di quella ayurvedica).
Ora, e ormai da una ventina d'anni, l'esplorazione e la ricerca scientifica, ci spiega come questo possa accadere: individuando proprio quelle "molecole di infiammazione" che derivano da una alimentazione sbagliata. Che, guarda caso, non corrisponde solo al ben noto "cibo spazzatura" usato come dieta quotidiana o comunque frequente, ma anche a cibi INSOSPETTABILMENTE, e subdolamente dannosi.
Questo riguarda per esempio alcune farine alimentari, ma riguarda anche la modalità con cui ognuno di noi si alimenta: ossia nel rispetto o a discapito dei fisiologici cicli ormonali e metabolici che caratterizzano ciascuno di noi. Questi infatti, anche a prescindere dalle caratteristiche assolute di quell'alimento, permettono di favorire lo stato  di salute  oppure quello infiammatorio, a carico di qualsiasi organo o sistema dei sopra menzionati.

Fattori quindi come:

  • scelta qualitativa e diversificazione degli alimenti (rispetto per esempio a una possibile "intolleranza alimentare", o a una sensibilità dipendente dalla salute del sistema intestinale, a più alimenti, piuttosto che a uno solo)
  • rispetto degli orari fisiologici del nostro organismo (sia di appannaggio della funzione digestiva del fegato per esempio, o di quella di equilibrio dei sistemi "acido_base", che garantiscono la nostra salute, a partire dalla salute delle nostre cellule)
  • conoscenza delle combinazioni alimentari più idonee: quelle cioè che favoriscono non solo la digestione, senza appesantire organi nobili per la salute in generale oltre che per il metabolismo, come il fegato e l'intestino, ma anche l'effetto non infiammante del cibo stesso. Con questo si intende principalmente la capacità di un pasto di indurre un picco dei valori di zucchero nel sangue, ossia della glicemia, con conseguente innesco di situazioni che allontanano dall' equilibrio salute (Indice e carico glicemico degli alimenti). Questo fattore si è visto essere responsabile non solo del ben noto diabete, ma di condizioni più subdole come quelle a carico del metabolismo (sindrome metabolica con obesità, ipertensione arteriosa etc), fino a quelle meno evidenti quali alterazioni della capacità di concentrazione, di umore o di comportamento (anche nei bambini).
Nei prossimi post qualche esempio


sabato 23 gennaio 2016

È conveniente e sano mangiare light?


Diversi studi dimostrano che se la scelta di assumere un prodotto light e' saltuaria e occasionale, non succede nulla. Ma se questa corrisponde ad una modalità quotidiana e quasi esclusivista di nutrirsi, non solo può esser costosa e controproducente per il metabolismo, ma addirittura dannosa per la nostra salute.
In particolare la legislazione prevede che per essere light un prodotto, deve avere una delle seguenti caratteristiche:
1.avere una percentuale di calorie inferiori ( però non si sa rispetto a cosa..)
2. contenere una minor percentuale di una sostanza (e anche qui non si sa rispetto non si sa rispetto a cosa..)

L'escamotage che si è riscontrato essere utilizzato per arrivare a questa definizione, e' utilizzare spesso, nei prodotti light, sostanze che nulla hanno a che fare con il prodotto scelto. Qualche esempio:

- 'hamburger light': nel cui interno, la quota di grassi della carne (rimossi per restare nei limiti legislativi previsti) e' stata compensata dall'aggiunta di sciroppo di glucosio. Sostanza ben nota nella moderna scienza della alimentazione e nutraceutica, come a favorire non solo un impennata di glicemia ( potere di indice glicemico) dopo l'assunzione di quel pasto, ma soprattutto la conseguente 'infiammazione generale' ( studiata molto nella patogenesi della maggior parte delle malattie) e, paradossalmente, il precoce condizionamento del cervello di chi lo ha assunto, a ricercare molto presto altro cibo, prevalentemente dolce.

- latti e derivati light: per raggiungere un numero inferiore di calorie finale, il prodotto finito ricorda ben poco il prodotto originario. È' l'esempio di yogurth in cui gli additivi utilizzati lo trasformano in un alimento paradossalmente privo di probiotici, oppure lo rendono troppo carico in sostanze che contribuiscono ad appesantire 'intestino (che sappiamo rappresentare la centralità per l'equilibrio ORMONALE, IMMUNITARIO, METABOLICO, E ADDIRITTURA PSICO EMOTIVO). Così come alcuni formaggi in cui al posto del lattosio , viene aggiunta della gelatina di origine animale ( senza tener conto, per esempio, della scelta vegetariana di taluni)

-bevande light:spesso per togliere lo zucchero, vengono aggiunti edulcoranti come l'aspartame, la saccarina, l'acesulfame k, o altre sostanze consentite entro certi limiti dalla legge, ( che non tiene pero conto dell'effetto cumulativo dell'assunzione di più prodotti durante il giorno) note tristemente per il loro effetto di indurre l'insorgenza di tumore.

Un esperimento clinico di un'università londinese, ha inoltre dimostrato che chi beve una bevanda light, in particolare dopo una attività fisica, tenderà a mangiare circa 300 chilocalorie in più, rispetto a chi ne ha assunto una 'normale'.

Questo è spiegato dal fatto che un alimento light in generale, e non solo dopo una attività fisica ha i seguenti effetti sul nostro organismo:

A). Crea un ILLUSIONE METABOLICA: una sostanza ( come per esempio un edulcorante) introdotta con il cibo di questo tipo, al posto dello zucchero, mimerà l'effetto 'metabolico' dello zucchero stesso, con attivazione dei sistemi dell 'organismo preposti a ricevere energia e quindi a rallentare il metabolismo. Sia per un effetto intrinseco di quella sostanza di 'by passare' alcuni recettori localizzati sulla parete intestinali ( sorta di toppe, normalmente funzionali dopo un pasto dolce, rappresentante la chiave, per stimolare la sensazione di SAZIETÀ), sia per un effetto diretto invece sul 'pulsante' del cervello che ha l'effetto di starter a ricercare altro dolce, o ad avere più fame.

B). Crea un ILLUSIONE PSICOLOGICA: molto spesso accade infatti che, chi assume abitualmente una dieta light, ha un sorta di percezione di star mangiando poco, perché leggero (con contestuale 'coscienza a posto') per cui, paradossalmente, ricercherà più cibo nel pasto successivo, o combinerà un pasticcio alimentare. Associando, per esempio, più pasti piccoli e 'leggeri'all'interno di un pasto, esagerando poi con la dose finale, senza accorgersene e soprattutto senza probabilmente averne percepito alcuna soddisfazione.

Nei 12 minuti di diretta sulla Tv nazionale svizzera, della sera scorsa, cui ho avuto il piacere di partecipare, l'argomento trattato ha destato enorme interesse e riscontro. 

E' utile ricordare a tal proposito che uno studio dell'Università del Texas aveva dimostrato che, tra le persone che assumevano per abitudine i prodotti light, c'era un incremento del 65 per cento di sovrappeso,e del 45 per cento di obesita'.
E d'altra parte, anche gli studi degli ultimi anni, della nostra Italia, dimostrano che è sempre in aumento la frequenza di sovrappeso e soprattutto di obesita' negli adulti, ma anche tristemente nei bambini.

Questo dovrebbe farci pensare al fatto che per rimanere o ritrovare il peso forma,
basta mangiare bene, con la riscoperta della libertà e del piacere di un pasto, da soli o in compagnia, che sia colorato, saporito, allegro e soddisfacente,

Ringrazio tutti gli svizzeri che hanno chiamato, in quei soli 12 minuti, da quasi tutti i cantoni, per avere informazioni sulla sottoscritta,  e la redazione, per la professionalità e gentilezza profusa.
Di seguito il link del servizio





Nel prossimo post qualche ricetta pratica per aiutarsi ogni giorno a stare bene

domenica 13 dicembre 2015

per le feste

E' possibile affrontare le feste con la leggerezza nell'animo e la libertà in tavola?
Certo..

Se è vero che la prima regola è..essere felici, e quindi non impegnarsi in progetti di rinuncia a carattere di tortura, per una qualche necessità di dimagrimento in questo periodo, è anche vero che...volersi bene vuole anche dire: non strapazzarsi per "disattenzione o per abitudine ".
Entrare nel mese di dicembre infatti non significa mangiare dolci ogni giorno o esagerare con pasti troppo pesanti ogni sera o fiondarsi in aperitivi comprensivi di "stuzzichini" sproporzionati, che più che somigliare a uno spuntino, ricordano invece pasti veri e propri.
Basta ricordarsi che ognuno di noi può SEMPRE SCEGLIERE: non di evitare la convivialità o gli incontri di lavoro per gli auguri, ma cosa mangiare e in quali proporzioni si! E soprattutto, in prospettiva dell'ennesima cena o pranzo di lavoro, organizzarsi mentalmente in modo da permettere al nostro organismo, durante il resto della settimana, di non appesantirsi troppo in senso sia metabolico che fisico da una parte, e, dall'altra, di "ripulirsi" e  disintossicarsi, in modo da favorire il lavoro di organi come il fegato e l'intestino. Questi infatti, solo se attivi e non costantemente appesantiti, favoriranno il recupero e il riequilibrio, anche dopo una mangiata luculliana, evitando cosi di incidere così catastroficamente, in queste feste, sia sul nostro peso che sul nostro stato di salute in generale.
Di seguito qualche consiglio pratico:


  • per gli aperitivi: risparmiate l'alcool per una o due volte alla settimana, preferendo negli altri giorni un succo di frutta a piacere; e per lo stuzzichino, favorite le cruditè oppure le olive (senza esagerare). Questa scelta vi permetterà di condividere il momento degli auguri tra amici o colleghi senza però appesantirvi o, soprattutto, entrare nel "loop mentale" dell' "inizio la dieta lunedì", molto spesso indotto proprio da pasti troppo pesanti se pur apparentemente piccoli e spesso sostitutivi delle cene vere e proprie, sufficienti a "infiammare "il nostro organismo e a condizionare così il nostro umore.
  • evitate di spiluccare continuamente (il dolcetto, il cioccolatino etc): questo errore permette infatti che non abbiate la percezione di quanto mangiato, nè la soddisfazione, e contemporaneamente vi induce a mangiare altrettanti dolci o "alimenti sbagliati" continuamente (perchè non rappresentativi di pasti veri e proprio che possono, paradossalmente, accelerare il metabolismo attivandolo, ma viceversa, significativi di un blocco metabolico e di una induzione alla "voglia di mangiare perenne").
  • Per la giornata di festa, le possibilità sono le seguenti:
          -se il pasto principale previsto è a cena :
fare una colazione normale; fare un pranzo più leggero con una insalata a scelta (vedi le ricette al post: come difendersi dal caldo) o un minestrone di verdure; essere liberi a cena. L'indomani a colazione assumere solo un the o caffè e un frutto, per poi ripartire normalmente.
  • Se il pasto principale è a pranzo
fare una colazione di solo frutto e the o caffè; pranzo libero; cena leggera e disintossicante con una insalata "amara" di verdure come rucola, radicchio, spinaci, biete, coste, condite a piacere con preferibilmente il limone al posto dell'aceto, oppure con un insalata "rinfrescante" a base di finocchi crudi, peperone giallo e rosso, zucchina cruda, poca cipolla di tropea, tutto tagliato sottilissimo e condito a piacere con o senza l'aggiunta di un cucc.ino di semi di papavero, di curcuma e un ciuffo di alghe miste disidratate (kombu, Nori, Wakame, Dulse, Spirulina) con forte potere metabolico e mineralizzante. Entrambi i tipi di insalate aiutano una "pulizia" e quindi un drenaggio: la prima prevalentemente del fegato, la seconda prevalentemente intestinale e renale.

In questo modo favorirete un mantenimento del peso, dello stato di salute ed eviterete meccanismi condizionanti di....continuare a mangiare male (perchè ricordate, in questo caso è il vostro organismo che vi induce a farlo, se siete troppo appesantiti o troppo "infiammati).

Se invece non siete riusciti a resistere alle tentazioni giornaliere di chi vi proponeva questo o quell'assaggio, o questa o quella cena, sicuramente un aiuto efficace nel favorire il vostro organismo e in particolare il fegato e l'intestino a disintossicarsi e quindi a riprendere la propria funzionalità di eliminazione tossinica (che impedisce, tra le altre cose di ingrassare e di entrare nell'abitudine nutrizionale sbagliata), è l'assunzione di tisane o di fitoterapici con questo potere riequilibrante.
Qualche esempio:

  •  tisana all'Equiseto, Rosa Canina, Melissa, Liquirizia in parti uguali: un cucc.io per un litro di acqua, da bere durante il giorno anche per una settimana.
  • miscela di tinture madri o macerati glicerici a base di estratti di Tarassaco, Curcuma, Genziana, Ficus Carica, Ananas: sono possibili basi per vere e proprie strategie terapeutiche di recupero, anche dal condizionamento o dallo stress delle feste, che possono essere consigliati dal vostro medico Olistico ad hoc e con la posologia personalizzati per le vostre esigenze.

Se lo strapazzo è stato prolungato od eccessivo, un altra possibilità è quella di eseguire un periodo di drenaggio e disintossicazione di circa una settimana, applicando i seguenti suggerimenti:
  1. Colazione

. Thè o caffè o tisana preferibilmente non dolcificate, 3-4 fette biscottate di frumento integrale o kamut, con poca marmellata o miele  + 1 succo d’arancia o di ananas o 1 frutto
Pranzo e cena:
verdure: cotte o crude, preferibilmente di stagione + SEMI MISTI (ZUCCA, GIRASOLE, SESAMO, LINO, 1 cucchiaio, che aiutano a saziare, e sono ottimi apportatori di minerali e vitamine importanti). Le verdure migliori per accompagnare un secondo piatto più "acido" a base di carne per esempio sono: finocchi, cavoli cappucci, carciofi, preferibilmente crudi, oppure rucola e radicchio.
carne: tacchino, pollo, coniglio, manzo, anche bresaola o carpaccio, cavallo, fatti ai ferri o lessi, e conditi con un filo d'olio extravergine di oliva, senape in grani o curcuma (un cucc.ino).
oppure pesce: sogliola, branzino, orata, pesce spada, tonno fresco, calamari o seppie fatti al forno, ai ferri o bolliti, con un po’ di olio di oliva extra vergine “a crudo”
oppure uova: in frittata oppure strapazzate con un filio di olio extravergine di oliva e servite con una spolverata di curcuma (un cucc.ino) e una di ricotta affumicata o pecorino 
È importante inoltre, in questa fase, bere almeno 1,5- 2 L di tisana composta a scelta, preferibilmente drenante. 


Buon Natale a tutti!



per drenante non si intende diuretica ma disintossicante, per la sua funzione di stimolo anche di fegato e intestino  

domenica 29 novembre 2015

la sindrome di calimero


Permettetemi oggi, questa che vi sembrerà una digressione dal tema Salute, ma che in realtà, davvero non lo è.


Ogni giorno, volenti o nolenti, ci troviamo catapultati e "apparentemente coinvolti" in tematiche di ordine politico o economico-finanziario del nostro Paese; e quotidianamente, anche per i più distratti, tale "coinvolgimento" risulta inesorabile e inevitabile.
Ho usato di proposito questi due avverbi, perchè la nostra quotidianità è piena di informazioni che:

a. ci danno l'illusione (e da qui solo "l'apparente coinvolgimento") di far parte di un meccanismo  interattivo di traduzione dei bisogni di noi cittadini, nel servizio offerto dal nostro governo. E in questo tentativo di farci arrivare le coordinate della situazione reale, le informazioni che ci arrivano sono di fatto rappresentative solo della presenza, per lo più, di una nave alla deriva, di cui forse l'equipaggio, ma non i reali compiti di ciascun membro, nè la rotta, nè le pianificazioni e i rischi del viaggio possono arrivare alla nostra conoscenza. Come in questo esempio infatti, dove per la maggior parte di noi, non esperti in navigazione, la scelta sarebbe quella di non entrare nei dettagli delle problematiche e quindi delle soluzioni da intraprendere per assicurare una buona resa della spedizione in assoluta sicurezza (perchè non di nostra competenza), ma di affidarci con fiducia e tranquillità alla professionalità degli "addetti ai lavori", anche la interpretazione delle difficoltà, delle dinamiche sottili che muovono una azione politica o economica piuttosto che un altra, e la percezione delle possibili soluzioni, dovrebbe essere appannaggio di coloro a cui noi abbiamo affidato la nostra "protezione" (in cambio di parte della nostra libertà). E invece, quello che ci arriva quotidianamente, è un carico di informazioni per lo più approssimative, superficiali o semplicistiche o a volte fuorvianti perchè già condizionate dal mezzo di informazione, della reale situazione politica ed economica italiana, europea e mondiale, o di alcune troppo dettagliate riguardanti le dinamiche economiche e finanziarie (che per capirle, dovremmo essere tutti degli esperti) o di altre, inerenti più la vita privata di qualche politico che il suo operato professionale. 

b. Invece che darci la possibilità di "rimanere tranquilli" perchè con la sensazione di essere protetti e al sicuro, e perchè consapevoli che in quella barca alla deriva, c'è chi tiene a cuore la "salute sociale" di ognuno di noi, e con la sua preparazione e professionalità farà di tutto per svolgere il compito che gli è stato affidato (come d'altra parte farebbe il capitano di quella nave e come fà ognuno di noi nella propria professione quotidiana), il messaggio che inesorabilmente e inevitabilmente (perchè proveniente da ogni forma di informazione) invece ci arriva, è solo quello della percezione che c'è qualcosa che davvero non và. Qualcosa che mina la nostra "salute sociale", qualcosa che non sembra avere uno sbocco o una risoluzione (se non temporanea e che presto viene ribaltata o messa da parte), qualcosa che da un lato è davvero molto più grande di noi, ma che allo stesso tempo ci carica di una sorta di responsabilità , di angoscia e di ineluttabile sofferenza, come se fosse invece possibile che la nostra idea a riguardo, la nostra azione o il nostro coinvolgimento, portasse alla risoluzione del problema, ridandoci la nostra tranquillità. 
Quello che ci arriva, è il continuo senso di impotenza, di disincanto e di sconforto oltre che di preoccupazione, per una situazione di cui non abbiamo la possibilità (perchè realmente non la possiamo gestire noi) di vedere la fine o il destino, lasciandoci perennemente con il senso di frustrazione. O quel che è peggio, con un senso di sconforto e di scoraggiamento.. "a far qualcosa", perchè tanto sappiamo che nulla cambierà (perchè ancora, non lo decidiamo noi). Con la sensazione di non avere un ruolo attivo nel tentativo di uscita dall'empasse, ma solo il senso di impotenza.

Ecco che la nostra modalità quotidiana del vivere, diventa un continuo tentativo di difendersi o di rinuncia: dalla burocrazia esasperante (perchè inefficace e inutile), dall'ingiustizia costante, dalle promesse illusorie e periodicamente disattese, dalla privazione della possibilità di impegnarci per un progetto, un sogno. E questo si traduce, per la nostra salute, per lo più in una costante attivazione di uno stato di allerta continua ma inefficace: non abbiamo la possibilità infatti di vedere il leone pericoloso che ci sta attaccando, e quindi di urlare, di scappare o di attaccare, ma ne percepiamo continuamente la presenza, provando ogni giorno un senso di paura, senza avere una possibilità di reazione.

La moderna scienza ci spiega che la attivazione costante di uno stato di allerta, originariamente programmato dal nostro organismo per difenderci, da sistema salva vita efficace diviene sistema inefficace e deleterio. Tale sistema corrisponde alla messa in circolo di ormoni dello stress, così detti "salvavita "(cortisolo, adrenalina, prolattina, etc) che si associano alle modificazioni fisiologiche del nostro organismo atte a difendersi (aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa, stato di tensione emotiva, aumento della glicemia e del colesterolo etc indispensabili per prepararci a scappare o a combattere il leone), senza però che queste vengano "utilizzate " per uno scopo (perchè la nostra, è una quotidiana, involontaria e istintiva percezione di pericolo, di cui però non vediamo l'origine). Il risultato di questa "attivazione ormonale impropria"è l'insorgenza di varie problematiche di pre patologia o di patologia vera e propria: allergie frequenti o facilità a incorrere in infezioni diverse dell'apparato respiratorio per esempio, problemi di ipertensione arteriosa, diabete mellito o altri problemi metabolici, alterazioni delle funzionalità degli sistemi ormonali sessuali o tiroidei, alterazioni della qualità del sonno o dello stato dell'umore con attacchi di panico, depressione etc). Situazioni che, contestualizzate nel momento di stress vissuto possono, con la medicina di prevenzione e integrata, essere affrontate in modo efficace.

Oltre nell'approccio specifico, le reali soluzioni, per preservare il nostro stato di salute, scongiurando la sindrome di Calimero, a  prescindere dagli eventi, molto spesso ci sono. E sono rappresentate: 

-dalla possibilità che ognuno di noi ha, crisi o non crisi, di dedicarsi un pò di tempo per concentrarsi sulle cose semplici ma concrete della vita: il piacere di condividere il tempo con la propria famiglia o con i propri amici; la capacità di crearsi un progetto, scelto a seconda dei desideri e degli interessi (forse troppo spesso dimenticati) di ognuno di noi, anche non per forza di investimento economico, ma che ci distragga, ci impegni e ci dia la soddisfazione di ottenimento di piccoli risultati progressivi realmente dipendenti da noi (un corso di studi, di hobby manuale creativo, di impegno sportivo per cui la natura è a disposizione di tutti e, totalmente gratis, e così via). 
-dalla necessità di imparare realmente a difendersi da stimoli che ci arrivano, magari sotto forma di informazioni di problematiche, potenzialmente "stressanti" o fonte di preoccupazioni, nel caso in queste  non riguardino situazioni effettivamente gestibili o affrontabili da noi (come i problemi di ordine politico ed economico che non riguardano la nostra pratica vita quotidiana, ma le decisioni e i confronti degli.."addetti ai lavori" su cui noi non possiamo mettere voce). E' importante cioè occuparci dei nostri problemi o impegni quotidiani, senza "Pre-"occuparci di quello che non è nelle nostre possibilità risolvere. Con le capacità di ognuno di noi, cosìdette "resilienti", perchè ancora forse non del tutto esplorate e sfruttate, di risorgere, di reagire, di creare, di essere propositivi.

-dalla necessità di reagire, esprimere il nostro disaccordo, la nostra esigenza, il nostro malessere (sempre rispettando i nostri principi e quindi noi stessi). Questo vale anche e soprattutto negli aspetti della vita quotidiana che riteniamo ingiusti: come la maleducazione di taluni mentre siamo in fila o, rispettosamente in attesa del nostro turno; oppure nei fraintendimenti o nella difficoltà comunicativa che a volte si crea all'interno di una famiglia o di una coppia; o ancora 
 Risultati immagini per calimeronel senso di soprusi o ancora di ingiustizia vissuto in alcuni ambienti di lavoro. 
Ricordarsi che la possibilità di scegliere, è un lusso della vita che ognuno di noi ha, e che non può essere tolto. Si può scegliere di essere sereni o felici nelle cose piccole della vita, quando l'ambiente che ci circonda sembra così ostico e difficile, ma non dipendente da noi; si può scegliere di stare bene di fronte a problematiche di famiglia o di coppia che necessitino una comunicazione più efficace, o una azione specifica; si può scegliere di rispettare la propria dignità e la propria persone in ambienti di lavoro, non modificabili ma per i quali possiamo scegliere di pensare a "un Piano B", da programmare o mettere in cantiere e che ci permetta, quando sarà possibile, di cambiare la nostra situazione lavorativa.
Con positività e ottimismo, che non significa incoscienza o superficialità ma, per contro, impegno nell' attuazione di un progetto, che dipende solo da noi. 

Secondo alcuni testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del suo corpo in rapporto alla superficie  alare.
Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare


Risultati immagini per calimero
Igor Sikorsky



giovedì 26 novembre 2015

Health coaching e AntiAging

Health coaching (insegnamento alla salute) e AntiAging (anti invecchiamento), parolacce o fantasia?
Nessuna delle due.
Fino a pochi anni fa, l'invecchiamento era considerato un fenomeno biologico tanto inevitabile quanto ineluttabile, oltre che nelle modificazioni dell'aspetto estetico, anche nelle sue caratteristiche negative: invecchiamento dei tessuti, invecchiamento delle ossa, invecchiamento delle capacità cognitive.
 "Invecchiare" significava aspettarsi , più o meno precocemente, un progressivo deterioramento della funzionalità e dell'efficacia della struttura ossea e articolare, passando per fasi più o meno dolorose articolari, fino ad una possibile invalidità più o meno condizionante per concomitanti situazioni osteoporotiche (dove viene a mancare la struttura di sostegno dell'osso, con possibilità di facili fratture o crolli vertebrali, o dolori ossei). Oppure, da anziani, frustrare condizioni cognitive e di lucidità mentale, per il persistere di momenti dolorosi e fonti di depressione, legate a troppo gravi o persistenti fenomeni artrosici  (dove la degenerazione dei capi articolari è di tipo dapprima infiammatorio con più o meno significativa sindrome dolorosa, e successivamente degenerativo con distruzione dei tessuti). O ancora, invecchiare significava "spegnere", e non necessariamente a 90 anni, ma anche molto prima, l'interruttore della capacità cerebrale di ragionare, di socializzare, di essere autonomia e di progettualizzare, o , finanche, di avere un buon tono dell'umore.

Vi è capitato di vedere, o conoscete, persone che a 60 anni, cominciano o hanno già una vita condizionata da dolori persistenti, impossibilità a muoversi da ridotta o esaurita funzionalità articolare o problemi ossei (crolli vertebrali, osteoporosi grave, artrosi deformante)? Oppure soggetti depressi o alienati dalla "semplice" vita quotidiana perchè non più in grado di attendere a sè stessi o di interagire con gli altri?
Sono tristemente sicura di si.

Quello che fino a una trentina di anni fà sembrava ineluttabile (così come, per le donne, "entrare in menopausa significava fine della giovinezza), ora è doverosamente evitabile!

Doverosamente perchè  l'ignoranza dei progressi della scienza nel conoscere, riscontrare, e affrontare le predisposizione individuali ad "invecchiare male"(con l'accezione su descritta, e non certo di riferimento estetico), non deve essere una giustificazione nel non fornire a ciascun soggetto gli strumenti necessari per farlo (semplici esami del sangue, indagini strumentali non invasive e alla portata di tutti). Evitabile perchè il fisiologico processo di invecchiamento di ognuno di noi, può essere "giusto o sbagliato" ossia "con funzioni cognitive, ormonali e fisiche preservate, oppure precocemente perse", a seconda della messa in atto di "modalità di vita" che, realmente e incontrovertibilmente fanno la differenza.
I moderni concetti di Fitness Coaching, Food Coaching, Emotional Coaching rappresentano parte degli insegnamenti a un "buon vivere, mantenendo lo stato salute" espressi ampiamente nella Medicina Preventiva o Anti Aging:
l'inquadramento prioritario e precoce della situazione individuale e delle predisposizioni specifiche del soggetto, permette infatti un approccio olistico che valuti non solo la forma fisica, ma anche quella emotiva, dello stato immunitario e di quello ormonale del momento. Perchè la nostra salute, e quindi l'invecchiamento sano, passa per un equilibrio fondamentalmente ormonale, e immunitario, continuamente condizionato dallo stato di "stress" in cui si vive. Quest'ultimo non rappresentato da una condizione psicologica di tensione o stanchezza emotiva, ma da vero e proprio stato morboso, corrispondente a un già attivato disequilibrio (e allontanamento da uno stato di salute appunto ormonale, immunitario, neurologico). Solo l'approccio integrato e preventivo del soggetto (test di profilo rischio del DNA, valutazione clinica olistica che tenga conto dello stato ormonale e biochimico di base, valutazioni sierologiche semplici quanto fondamentali come dei parametri di pre diabete, di infiammazione o rischio cardiovascolare, di osteopenia, etc), permetterà di individuare una precoce condizione di pericolosità (intendendo con questo una situazione di pre-malattia, ancora totalmente reversibile) e quindi di trattarla.
Come? Sarà tema di altro post l'inquadramento specifico a determinate situazioni di squilibrio, facilmente destinate ad evolvere in malattia se non trattate, ma qui ricordo che supporti necessari perchè estremamente efficaci a tal riguardo, sono i seguenti:

-riequilibrio ormonale con terapia fitoterapica ormono -induttiva: un esempio è il riscontro di situazioni ormonali alterate (PROLATTINA, ORMONI SESSUALI ESTROGENO E PROGESTERONE, ORMONI DELLA TIROIDE) che possono portare in maniera assolutamente subdola, a precoci situazioni di alterazione del ciclo sessuale, di patologie specifiche ovariche o tiroidee, o infertilità (sia negli uomini che nelle donne). Altro esempio è una situazione di pre-diabete, ossia di alterazione del metabolismo degli zuccheri legato non a una situazione alimentare ma ad una alterazione ormonale specifica (incremento del CORTISOLO, principale ormone dello stress, che può associarsi anche a tendenza all'ipertensione arteriosa o ad altre patologie cardiovascolari). Oltre che il trattamento di una situazione per antonomasia di cambiamento ormonale che è la menopausa, con un intervento però non sostitutivo, aggressivo e non libero da effetti collaterali, bensì di riequilibrio.
- utilizzo di NUTRACEUTICI, vitamine specifiche e anti ossidanti: sia i primi derivati dagli alimenti stessi, sia come pasto che come prodotto farmacologico, che i secondi (la Vitamina D considerata non più come semplice vitamina, ma come vero e proprio ormone dalle multiple azioni anti tumorali, anti depressione, anti osteoporotiche, ne è solo un esempio) hanno funzione di veri e propri farmaci, se usati nel modo giusto (con la conoscenza cioè non solo delle loro caratteristiche terapeutiche, ma anche della fisiologia del corpo umano).
- l'indicazione di adeguate attività fisiche : adeguate per il periodo di vita e per l'obiettivo prefissato.
- l'indicazione di adeguate tecniche di "defaticamento" psicologico (meditazione, alcuni tipi di massaggio-terapia etc)
-consigli di adeguata alimentazione

Perchè se è vero che il tempo di sopravvivenza è aumentato (durata della vita), è compito o auspicio di ogni terapeuta oltre che di ogni soggetto favorire una qualità della vita appropriata.


Sarò a Senigalia il 28-29 novembre prossimi per corso di Medicina Anti Aging rivolto a medici, biologi, psicologi.

martedì 29 settembre 2015

quando una meravigliosa carbonara e quando invece una fredda scomposizione in calorie e grassi?

Quanti di noi, di fronte a un meraviglioso piatto di pasta alla carbonara, sono sempre liberi di affrontarlo con l'approccio giusto, ossia quello di godere di un pasto  goloso, magari in compagnia di chi si ama, invece che scomporlo in: calorie, grassi, effetti sulla nostra linea, modalità di "smaltirlo" nell'arco della giornata....??  

Spero davvero che siamo in molti.

Perchè "il trucco"...è proprio questo: imparare a mangiare bene, secondo le nostre esigenze fisiche, metaboliche, o di salute del momento, ma senza privarsi del vero e incondizionato piacere del cibo.

Se stiamo affrontando un momento di salute difficile in cui è fondamentale stare attenti a non introdurre determinati cibi (problemi di gastrite, di calcoli al fegato, problemi intestinali o altro), o se la nostra necessità invece è quella di dimagrire, per un altrettanto problema di salute, o di investimento futuro (e non per un mero fatto estetico), diamoci la pazienza di trovare un pò di ordine nella nostra alimentazione. Magari facendoci guidare da un esperto, per il tempo sufficiente ad...applicarlo e ad impararlo questo ordine. In modo da fare nostra una modalità di alimentarsi, conoscendo le proprietà benefiche grossolane o  più sottili del cibo che noi introduciamo ogni giorno, ma soprattutto quelle "sbagliate" di un determinato tipo di alimento o della sua combinazione all'interno di un pasto; imparando che già "solo" questa conoscenza, sarà in grado di favorire o meno, un senso di sazietà, di appagamento, di riequilibrio ormonale, e metabolico di controllo degli zuccheri nel sangue. In modo che  la nostra quotidianità diventi libera scelta di cosa e di quando mangiare, invece che di condizionato obbligo, privazione e rinuncia o, per contro, scontata abitudine. In modo che diventiamo nuovamente liberi di scegliere: ogni qual volta mangiamo, sia da soli o in compagnia o per lavoro, cosa mangiare, cosa è meglio per noi in quel momento. Per arrivare poi alla giornata o alla serata in cui scegliamo invece di godere di un pasto, magari un pò più pesante e un pò più goloso, ma che non inciderà in alcun modo sull''equilibrio della nostra quotidianità. Ma che potrà darci, se affrontato nel modo giusto, ossia appunto con spensieratezza, piacere di convivialità e puro godimento di quel pasto, un momento di felicità. Come nel mangiare un "semplice" piatto di pasta alla carbonara!

Volevo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato giovedi scorso alla presentazione del mio libro, presso l'Osteopathic College di Trieste, del cui corpo docente, orgogliosamente, faccio parte: assai numerosi e assai variegati tra studenti, professionisti, casalinghe, padri di famiglia...perchè imparare a mangiare e a ritrovare la spontaneità nel farlo, è interesse (e forse necessità), di tutti!



Prossima conferenza e presentazione del libro, a Genova il 16 ottobre pv.